Avv. Midossi

Ulderico Midossi nacque in Civita Castellana il 27 luglio 1863 da Girolamo e da Maria Valori, appartenenti a nobile ed antica stirpe. Crebbe al culto della famiglia, affidato alle cure più assidue e più affettuose della madre. Nella scuola primeggiò in mezzo ai compagni per la vivacità dell’ingegno e per il carattere buono, sincero, espansivo.

Formò così, fin dai primi anni della sua vita, la gioia dei genitori, l’orgoglio dei maestri, l’esempio degli scolari.
Compiute le scuole secondarie, spinto da un prepotente e fervido desiderio di imparare, frequentò l’Ateneo di Roma, dove superò brillantemente le difficoltà delle discipline giuridiche e conseguì in breve la laurea di notaio e di avvocato.
Tornò allora nella sua Civita Castellana, e profuse tra i suoi concittadini i tesori della sua mente luminosa e del suo cuore nobile, ardente e generoso.
E’ impossibile descrivere qui tutto il bene da lui operato: egli divenne il padre ed il benefattore di Civita Castellana. Nessuno ricorse a lui, e ne tornò senza consiglio, senza aiuto.
Nato per le grandi opere, animato da spirito fecondo di bene, dotato di coscienza retta e di cuore sensibile alle altrui necessità, si guadagnò la più grande benevolenza di tutta la popolazione, che lo volle Sindaco.
E tutto preso dai doveri impostigli dalla qualità di amministratore della cosa pubblica, si dedicò con amore e fede alla ricostruzione economica del suo Comune. Ed abbellì Civita Castellana, e ne propugnò il maggior decoro. A lui si deve la ferrovia elettrica Roma Nord, a lui il magnifico edificio scolastico, a lui la Scuola professionale, che volle e difese strenuamente per il miglioramento delle locali maestranze dell’arte ceramica.
Le superiori autorità e gerarchie lo tennero sempre in gran conto, e gli diedero tangibili prove della loro alta considerazione, insignendolo delle più ambite decorazioni: ebbe anche la croce di Grande Ufficiale della Corona d’Italia.
Disimpegnò con intelletto d’amore molte cariche onorifiche: fu Vice-pretore, Ispettore dei monumenti del Lazio, Presidente del Consiglio notarile di Viterbo.
Secondò sempre con speciale predilezione tutte le iniziative di carattere educativo e sportivo, seguendo così con intuito fine e fattivo le direttive del Regime. E le incoraggiò con il suo autorevole consiglio e con molteplici aiuti finanziari. Istituì la “Coppa Midossi”, che fu per molti anni oggetto di gara fra le Associazioni sportive del Lazio e dell’Urbe.
Né trascurò l’arte. Sognò l’istituzione di un museo etrusco, e non potendo veder realizzato questo suo desiderio vivissimo, cercò di raccogliere quadri pregevoli, che volle donare al Municipio, perché patrocinasse la formazione di una pinacoteca.
E fu ardente patriota, sinceramente devoto alla Casa Sabauda: aveva una venerazione profonda per le gerarchie supreme, e nulla trascurò per dare alla causa fascista l’impulso della sua anima grande e nobilissima. Sicuro di seguire le direttive del Regime, scrisse nel testamento: “Voglio che le rendite siano destinate principalmente per contribuire all’assistenza della maternità e dell’infanzia, ed all’istituzione della refezione scolastica e dei dopo scuola”.
Fu sempre di carattere socievole, animato da sensi di sincera e fedele amicizia; scrupoloso nell’adempimento dei doveri della più generosa ospitalità. Basta ricordare il seguente telegramma che S. E. Boselli gli spedì il 2 ottobre 1916:

“Coi più cordiali sensi sono gratissimo alla sua cordialità e cortesia. Le sue amabilissime accoglienze mi resero prontamente quasi concittadino di Civita Castellana. Fu breve soggiorno, ma rimarrà sempre vivo ricordo nell’animo mio delle sue gentilezze e di cotesta Città dove ammirai insigni monumenti.

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